Come al solito, quando si tratta di queste cose, arrivo in ritardo.
Anche l’anno scorso.
Vabbè, mi faccio desiderare.
Alla fine, sono un vip.
Ad essere sincero, ci avevo pensato.
Pensavo tu ci fossi, quasi ci speravo.
Gli altri non possono sapere, non possono capire.
Almeno quelli che stanno con me.
Quelle che stanno con te capiscono, e anche bene.
Me ne accorgo, sai?
Sono un po’ antisgamo, continuando a guardarmi.
Sarà l’addominale a tartaruga? Sarà la mia verve fiorelliana? O sarà perchè sanno?
Non lo so, ma un leggero formicolio alle gonadi mi fa propendere per la terza ipotesi.
Lo ammetto candidamente.
Anche io ti guardavo.
Bella per me lo sei sempre stata, lo sai.
E potrai negare fino alla morte, ma anche tu guardavi.
Vero?
Poi, mentre sto per entrare in doccia, quella doccia che ci ha accolti insieme in una calda notte di Luglio, tu mi fai uno squillo.
E io, cosa devo pensare?
Devo pensare che ci hai ripensato. Che mi hai pensato. Che vuoi che la clandestinità ci avvolga di nuovo, insieme, in queste caldi notti di Luglio.
Ti rifaccio lo squillo, ed entro in doccia tutto contento. Infondo è stata una bella giornata.
Però ti dai un po’ per dispersa, e ciò non va bene.
Allora ti mando un messaggio, semplice.
Auguri, seguito da due puntini.
I due puntini vengono usati per le persone speciali, nel mio modo di mandare messeggi.
Tu rispondi.
Frasi banali, sciocche.
Che però mi fanno capire che non c’è astio nei miei confronti, ma che mi lasciano un po’ perplesso.
Vuoi, non vuoi? Strategia? Boh.
E io che avevo già partorito un’equazione lineare semplice semplice.
squiilo+squillo+messaggin+promessa di appuntamento+appuntamento=tu me la dai+calde notti di Luglio occupate, il remake.
Sogno di una notte di mezza estate, per ora.

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